Campo Visivo 2026-02-02T11:25:26+01:00

Campo Visivo

Lo studio del Campo Visivo è un esame importante sia in ambito oculistico sia neurologico. In ambito oculistico viene effettuato per la diagnosi del glaucoma e per monitorare la sua progressione. In ambito neurologico, invece, viene impiegato per rilevare eventuali danni alla corteccia visiva e alle vie ottiche, le area cerebrali e i nervi implicati nella visione.

In condizioni normali, questo campo abbraccia oltre i 90° lateralmente, 60° nasalmente e superiormente, e circa 70° inferiormente. Tuttavia, quando si verificano alterazioni, diventa essenziale esaminare questa prospettiva visiva. Questo campo, infatti, può restringersi a causa di difetti visivi o di patologie che interferiscono con la vista, creando disagi al paziente e anche problemi nello svolgere attività quotidiane. Immagina, ad esempio, di essere alla guida della tua auto e di non vedere bene alcune parti del campo visivo, come quelle che di solito percepiresti con “la coda dell’occhio”. Potresti non accorgerti di un pedone che vuole attraversare la strada, oppure di un motociclista che ti sta sorpassando. Se noti delle difficoltà nella tua visione periferica, è il momento di sottoporti a un test del campo visivo. Vediamo insieme in cosa consiste.

Si effettua al buio. Viene valutato un occhio alla volta, mentre l’altro rimane chiuso. La persona appoggia il mento e la fronte su un supporto e guarda fisso, dritto davanti a sé, verso un preciso punto che non va mai perso di vista. Tale punto di fissazione è posizionato in una “cupola” al cui interno compaiono in successione, in posizione variabile, alcuni stimoli luminosi di diversa intensità: la persona sotto esame deve schiacciare un pulsante appena vede gli stimoli. La ridotta o assente risposta a uno o più stimoli luminosi indica che c’è un problema. In questo modo è possibile valutare, per ogni area del campo visivo, la cosiddetta sensibilità soglia, ossia il livello minimo di luminosità percepito. Al termine dell’esame il computer elabora immediatamente i dati tracciando una mappa in scala di grigi dove le tonalità più scure corrispondono alle aree di minore o nessuna sensibilità alla luce.

No, ma è possibile che la prima volta si ottenga un risultato poco preciso e si debba ripetere l’esame dopo qualche tempo.

No, l’esame non è doloroso. Non è invasivo, non si usano farmaci per dilatare la pupilla e non provoca nessun tipo di disagio. Non comporta né rischi immediati né a lungo termine. Necessita solo dell’attenzione necessaria per guardare ininterrottamente il punto di fissazione. Se necessario, l’esame si può interrompere per far rilassare la persona e ripartire dallo stesso punto.

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